La Flotilla ha lanciato un messaggio semplice e chiaro, capace di infiammare i cuori: 200 persone di 40 nazioni sono disposte a rischiare la vita per portare aiuti a Gaza e gridare a tutti l’orrore del genocidio. Persone inermi che affrontano l’esercito più sanguinario del mondo.
Il coraggio gentile della Flotilla ha riempito i social network di racconti, di testimonianze, di video, di emozioni. E poi ha riempito le piazze di tutto il mondo.
I gerarchi israeliani avevano avvertito: vi metteremo in galera al pari dei terroristi. Cioè: vi chiudiamo in cella, buttiamo via le chiavi e poi vi torturiamo con calma. Ma poi si sono accorti che questi 200 pacifisti avevano addosso gli occhi di una parte troppo grande dell’umanità. Ha sedotto questo tentativo di affrontare Golia senza portarsi neanche una fionda. E intanto cresceva enormemente lo sciopero degli acquisti dei prodotti delle aziende che sostengono il genocidio. Ed è quando li tocchi sui soldi che gli fa veramente male. E solo gli stupidi hanno potuto credere che i soccorritori disarmati fossero in realtà agenti del terrorismo islamico.
Lo spirito di sacrificio e di abnegazione della Flotilla è riuscito a coinvolgere una nuova generazione di giovanissimi ribelli. Dicevano che erano solo alienati digitali, stupidotti, l’influencer in testa! Invece eccoli lì, a sfilare in corteo in centinaia di migliaia… Protagonisti di una campagna di comunicazione spontanea che ha sconvolto gli algoritmi. Pochi addetti ai lavori se ne sono accorti: leonesse da tastiera e orsi digitali hanno vinto una guerra selvaggia con la censura di Instagram, Fb e X, il silenzio dei tg, i falsi giornalistici e i video costruiti con l’AI.








