di
Paolo Tomaselli
Il centrocampista si è ritirato a 29 anni per una caviglia dolorante e per stare vicino al figlio: «I miei tre anni successivi al coming out sono stati i migliori, anche sportivamente. Ora sono a Praga e faccio l'allenatore di ragazzini»
Jakub «Kuba» Jankto ha cambiato vita a 29 anni. Basta calcio giocato, a causa di una caviglia dolorante e di un figlio lontano con cui passare più tempo: l’unico giocatore di livello internazionale ad aver raccontato al mondo di essere gay mentre era ancora in attività, è tornato a casa, a Praga. «Sto studiando italiano e spagnolo per prendere il certificato di lingua straniera, quando giocavo non ci pensavo, per me esisteva solo il calcio».
Come ha riorganizzato la sua vita?«La mia occupazione principale è curare gli investimenti immobiliari che ho fatto in questi anni e poi alleno oltre ottanta ragazzini in due società diverse, nel Dukla Praga e nel Cafc Praga, che è un’accademia dello Slavia, la squadra dove sono cresciuto prima di arrivare molto giovane in Italia, all’Udinese».








