di

Rinaldo Frignani

Il procuratore capo di Fermo Raffaele Iannella ha spiegato all'Associated Press che il paracadutista austriaco nel luglio scorso a Porto Sant'Elpidio «non è stato in grado di fare la manovra che avrebbe dovuto fare per uscire»

«È caduto in una spirale e non è riuscito a uscire. Non è stato in grado di fare la manovra che avrebbe dovuto fare per uscire» dall'avvitamento del suo parapendio sulla spiaggia di Porto Sant'Elpidio il 17 luglio scorso. Così il procuratore capo di Fermo Raffaele Iannella sentito dall'Associated press che ha ripreso martedì mattina un lancio dell'agenzia tedesca Dpa sulle conclusioni dell'indagine sull'incidente nel quale ha perso la vita il paracadutista e recordman di lanci anche da 38 chilometri d'altezza Felix Baumgartner, deceduto a 56 anni. Secondo l'Ap il magistrato starebbe per chiedere l'archiviazione del caso, ma i carabinieri del comando provinciale di Fermo proseguono negli accertamenti per fare luce su quanto accaduto.

Il caso insomma è ancora aperto. Dall'autopsia non sono emersi problemi cardiaci anche se le testimonianze raccolte dai carabinieri fra i frequentatori dello stabilimento balneare e della piscina vicino ai quali si è schiantato il paracadutista austriaco avevano riferito di aver visto il pilota del deltaplano, molto esperto, non fare alcuna manovra e rimanere immobile - come se avesse perso i sensi - invece di evitare la caduta a vite. Fra le ipotesi quindi è rimasta quella del malore, insieme con l'errore umano, mentre dall'analisi del velivolo ultraleggero non sarebbero emerse tracce di malfuzionamenti.