Rischia di calare il gelo tra lo Stato d’Israele e la Santa Sede. “La recente intervista al Cardinale Parolin, sebbene sicuramente ben intenzionata, rischia di minare gli sforzi per porre fine alla guerra a Gaza e contrastare il crescente antisemitismo”, si legge in una nota stampa diffusa dall’ambasciata di Israele presso la Santa Sede, secondo la quale l’intervista rilasciata dal Segretario di Stato vaticano “si concentra sulla critica a Israele, trascurando il continuo rifiuto di Hamas di rilasciare gli ostaggi o di porre fine alla violenza”.

L’ambasciata israeliana afferma che “ciò che più preoccupa è l’uso problematico dell’equivalenza morale laddove non è pertinente. Ad esempio, l’applicazione del termine ‘massacro‘ sia all’attacco genocida di Hamas del 7 ottobre sia al legittimo diritto di Israele all’autodifesa”. La nota prosegue dichiarando che “non esiste equivalenza morale tra uno Stato democratico che protegge i propri cittadini e un’organizzazione terroristica intenzionata a ucciderli. Ci auguriamo che le dichiarazioni future riflettano questa importante distinzione”.

L’intervista a cui fa riferimento Parolin è stata pubblicata ieri, 6 ottobre, dall’Osservatore Romano. Parolin utilizza il termine “massacro” in un solo passaggio, quando parlando del 7 ottobre dice “l’attacco terroristico compiuto da Hamas e da altre milizie contro migliaia di israeliani e di migranti residenti (…), è stato disumano ed è ingiustificabile. La brutale violenza perpetrata nei confronti di bambini, donne, giovani, anziani, non può avere alcuna giustificazione. È stato un massacro indegno e – ripeto – disumano”.