Una chimera, un sogno forse irrealizzabile. Di certo, al momento, una fata morgana. Il milione di veicoli prodotti in Italia entro il 2030, obiettivo del ministro delle Imprese Adolfo Urso, sembra sempre più lontano. Infatti, non ne parla più né lui né nessun altro. Men che meno Stellantis, l’unico gruppo automobilistico con fabbriche nel nostro Paese. Stabilimenti che di mese in meno perdono volumi e fanno registrare numeri tragici. Da gennaio a settembre, come mostra l’ultimo report della Fim-Cisl, hanno prodotto 151.430 autovetture, il 36,3% in meno dello stesso periodo del 2024, e 114.060 veicoli commerciali (-23,9%) concentrati nella fabbrica di Atessa che sforna Ducato, Jumper, Movano e Proace Max. Il totale fa 265.490 unità con un calo del 31,5%. È il peggior risultato della storia e la previsione per la fine del 2025 è definita “nera” dal sindacato guidato da Ferdinando Uliano: “Poco più di 310.000 unità complessive, con le autovetture che scenderanno sotto le 200.000″, mentre oltre la metà della forza lavoro del gruppo è interessata da ammortizzatori sociali.
“La prospettiva industriale non è più scontata”
L’auto italiana sta morendo, detta fuori dai denti. Un declino che non è neanche più lento ma accelera verso un’estinzione senza che il governo Meloni intervenga con una mossa di politica industriale. Anzi, negli ultimi mesi ha tacitamente favorito il laissez faire del gruppo controllato da Exor degli Agnelli-Elkann che, nel frattempo, investe sempre più all’estero e, secondo indiscrezioni di Bloomberg, si appresta a concentrare nuove, corpose risorse – circa 5 miliardi di euro – nel proprio ramo statunitense. Così Uliano dice chiaramente che gli sforzi dei sindacati per “garantire a ogni sito produttivo una prospettiva industriale e occupazionale certa, contrastando qualsiasi atto unilaterale, chiusura o licenziamento” sono diventati “un obiettivo tutt’altro che scontato, alla luce dei livelli produttivi registrati” negli ultimi due anni.








