Quelle persone, tanti giovani, che hanno visto la loro vita straziata nella strage di ebrei più grande dopo la Shoah, nulla c’entravano con le scelte del loro governo. Come nulla c’entrano i pochi ostaggi ancora in vita. E ciò che è avvenuto dopo - l’orrendo massacro nella striscia di Gaza che ne è seguito - nulla toglie alla gravità storica della strage del Sette Ottobre.

L’affievolirsi, e persino il confondersi nei suoi tratti, della memoria dei fatti accaduti soltanto due anni fa è una crudele ingiustizia per le tante vittime e per gli ostaggi ancora nelle mani insanguinate di Hamas. Un oltraggio al dolore delle famiglie. Quelle persone, che vivevano, lavoravano e si divertivano come noi, sono state vittime innocenti di un attacco terroristico, non di un atto resistenziale. Una strage che non può avere alcuna spiegazione, e tantomeno giustificazione, nelle sofferenze, poi acuitesi in maniera inverosimile e intollerabile, del popolo palestinese. La memoria è labile, instabile, esposta sempre a colpevoli amnesie, alle strumentalizzazioni del presente. Quando non la si rispetta si compie un’ingiustizia nei confronti delle vittime, che muoiono una seconda volta. Ricordare oggi, con un piccolo raccoglimento personale, quella pagina profondamente buia della Storia non significa sottovalutare tutto ciò che di disumano e contrario al diritto internazionale è avvenuto dopo. Anzi, ci consente di averne una maggiore consapevolezza. E ci mette, in particolare, nella condizione di riconoscere la pericolosità del germe dell’antisemitismo che, purtroppo, torna a dilagare nella semplicistica sovrapposizione tra le scelte di un governo e il destino del suo popolo.