Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

7 OTTOBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 9:30

Tagli senza freni alla spesa pubblica, crisi valutaria e nuovi prestiti, prezzi dei servizi alle stelle: a meno di un mese dalle elezioni di medio termine l’Argentina del presidente Javier Milei appare tutt’altro che un Paese sulla via della ripresa. E l’indice Emerging Market Bonds di J.P. Morgan, che misura il rendimento dei titoli di debito sovrano in valuta estera, ha registrato pochi giorni fa una nuova impennata, superando i 1.200 punti, il valore più alto dell’anno, alimentando nuovi timori sulla tenuta del Paese.

A due anni dall’ingresso di Milei nella Casa Rosada, la rivoluzione anarco capitalista si sta rivelando fallimentare. Continuano i tagli con la motosega alla spesa pubblica: un’analisi del Centro di Economía Política Argentina (CEPA) mostra nei primi otto mesi del 2025 una riduzione reale della spesa pubblica del 31% rispetto al 2023, con tagli fino al 100% nell’area della sanità, della previdenza sociale e dell’istruzione. Cali compresi tra l’89% e il 100% anche nei lavori pubblici: infrastrutture, pavimentazioni, bacini idrografici, gallerie e ponti, e fino all’83% nelle aree di scienza e tecnologia, di promozione e ricerca per l’innovazione, e fino al 76% nello sviluppo produttivo ed energetico. Crollati i trasferimenti alle province e ai comuni, con riduzioni fino al 100%. Anche le forze armate e federali non sono sfuggite alla scure, con tagli a polizia federale (-32%), esercito (-17%), marina militare (-20%), aeronautica militare (-21%). In controtendenza, invece, la spesa per la Segreteria dell’Intelligence di Stato, sotto il diretto controllo della Presidenza, cresciuta del 23 per cento.