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Ultimo aggiornamento: 8:13
Un certo cabalista noto in ambienti esoterici israeliani già da tempo prediceva l’arrivo del Messia. Ma avvertiva: sarebbe stato preceduto da catastrofi di ogni tipo, pandemia, guerre, attentati, e inimmaginabili avvenimenti di ogni genere. Ci è andato vicino. Il Covid che come catastrofe non scherza, è stato solo l’inizio. Poi una prima grande disgrazia per Israele: la caduta del governo Bennet Lapid, le elezioni e il ritorno al comando di un uomo tanto abile quanto cinico e corrotto, circondato da una coalizione da brividi di fascisti, messianici, incapaci e lecchini. Era tornato lui. Benjamin Netanyahu. L’angelo della distruzione. E con lui l’annuncio della temuta riforma giudiziaria. E l’inizio della protesta. Ogni sabato sera, in via Kaplan a Tel Aviv, siamo diventati “i kaplanisti”. Cittadini che manifestavano in modo civile ed educato, senza rompere una vetrina o ferire un poliziotto. Senza cercare lo scontro interno. Almeno all’inizio. Ne avevamo già vissute troppe, di guerre. E se il governo di destra si dichiarava contrario a ogni dialogo o soluzione con i palestinesi, anche noi che la pensavamo diversamente eravamo stati sedotti dall’idea che si potesse continuare a vivere tranquillamente senza affrontare il problema vero, l’elefante nella stanza.










