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Spari, urla, fumo, sirene, razzi, strade bloccate da decine di auto, sangue, corpi ammucchiati uno sull’altro, mani che si cercano, parole urlate al telefono per chiedere aiuto o per mandare l’ultimo messaggio di amore ai propri cari. Notizie frammentarie, immagini rilanciate da Twitter e dai social di un orrore in atto di cui non si capisce subito la portata. Il 7 ottobre 2023 Israele si è svegliato in un incubo: all’alba migliaia di terroristi guidati da Hamas hanno lanciato un attacco contro la barriera difensiva a separazione con la Striscia di Gaza, danneggiato i sistemi di sorveglianza e attaccato le basi militari e le comunità civili al confine, sciamando nel sud del Paese. Tra gli obiettivi, anche il Nova Festival, un raduno di musica vicino Re’im che in quei giorni di festa, era Simchat Torah, una delle ultime festività del calendario ebraico dopo Rosh Hashana, Yom Kippur e Sukkot, aveva richiamato centinaia di giovani, riuniti a ballare sul prato, tra gli alberi, accampati in tenda. È stato il più terribile massacro di ebrei dai tempi della Shoah: in 1.200 sono stati uccisi, nella stragrande maggioranza israeliani ma anche lavoratori stranieri, principalmente asiatici, e 251 sono stati rapiti e trascinati, vivi o morti, nella Striscia di Gaza. Quarantotto di loro sono ancora lì.