Il recente Documento Programmatico di Finanza Pubblica (Dpfp) non ha attirato molta attenzione nei media, ma è importante perché fissa i paletti che vincoleranno l’imminente legge di Bilancio, quella che dovrebbe tagliare l’Irpef e fare tante altre cose. Infatti, il Dpfp fissa il tetto al deficit pubblico e quindi il totale delle risorse pubbliche nette disponibile per il Paese. Vi offro alcuni commenti su quello che contiene e anche su quello che non contiene.
Primo, il quadro macroeconomico. Per la prima volta nella vita di questo governo, viene fissato un obiettivo di crescita del Pil reale sotto l’1% l’anno per il triennio seguente. Dopo lo 0,5% previsto per il 2025, i tassi di crescita del Pil dovrebbero essere 0,7%, 0,8% e 0,9% per il triennio 2026-28. Sembra una resa alla sindrome dello zerovirgola. In parte lo è (dove sono le «magnifiche sorti e progressive» del Pnrr?), ma di fronte ai risultati degli ultimi anni, mi sembra appropriato essere prudenti. Se poi ci saranno sorprese positive, si festeggerà.







