Dio salvi il contante e l’euro digitale. È la bussola che deve orientare la Bce e la politica europea nei prossimi mesi, se si vuol tutelare l’efficienza e l’integrità del sistema dei pagamenti, cioè garantire i cittadini. Lo consiglia sia l’analisi economica che quello geopolitica.

Negli ultimi mesi la Bce sta svolgendo un ruolo centrale ed attivo nel proporre il varo della moneta pubblica digitale. Allo stesso tempo, ieri ha avuto modo di ricordare anche l’importanza della moneta pubblica tradizionale: il contante. Entrambe le azioni vanno sottolineate e supportate.

Il punto di partenza è chiedersi cosa sia oggi la moneta, per scoprire quanto sia fondamentale il ruolo dell’euro. La risposta però non si trova nei tradizionali libri di testo, che ancora ci raccontano come la moneta, in quanto strumento di copertura del rischio, abbia tre proprietà, mentre invece sono quattro.

La prima proprietà è coprire un rischio di calcolo: se i prezzi di tutti i beni ed i servizi non sono espressi nella stessa unità di conto, è più facile che il singolo cittadino faccia errori nelle sue scelte. Quindi tutti i prezzi devono essere espressi in euro. La seconda proprietà è ridurre un rischio di scambio: quanto più esiste uno strumento che tutti possono usare o accettare come mezzo di pagamento, tanto più ciascuno di noi è sicuro di poter fare uno scambio quando lo desidera. Qui emerge l’importanza di chi è il soggetto che emette la moneta. C’è sempre una moneta pubblica, emessa dallo Stato, che a sua volta può consentire a soggetti privati di far circolare proprie passività, che i cittadini usano per regolare i propri pagamenti.