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A leggere gli umori, certi scricchiolii sono particolarmente sinistri. Soprattutto a poche ore dai risultati del voto in Calabria. Solo la settimana scorsa, la grande amarezza nelle Marche, con il candidato Matteo Ricci rimasto a debita distanza da Francesco Acquaroli, il presidente riconfermato. Certo, la paura di un nuovo tonfo è già stata messa nel conto: al Nazareno si preparano i sacchetti di sabbia. Salvare il soldato Elly Schlein sta diventando un’impresa sempre più complicata, con voragini che si aprono un po’ da tutte le parti. E con un «generale» che prende sempre più terreno: la sfiducia. Il problema numero uno è la linea guida, il vero e proprio mantra che ha ispirato la segretaria dem dall’inizio della sua avventura: nessun nemico a sinistra. Una strategia che con il tempo si sta rapidamente trasformando in sindrome fatale. Qualche esempio? La manifestazione pro Pal di sabato a Roma, lo striscione irridente sul 7 ottobre, le bandiere di Hamas ammesse nel corteo: «errori» che vengono ormai completamente digeriti dal campo largo. Un po’ meno dall’elettorato del Pd, o meglio da una sua componente essenziale (quella moderata), avviata a ritenere Elly Schlein inadatta.






