Al Wired Next Fest Trentino 2025, che da venerdì 3 a domenica 5 ottobre ha animato Rovereto con dibattiti su scienza, tecnologia e società, Davide Piacenza, giornalista e autore della newsletter Culture Wars, e Raffaele Alberto Ventura, ricercatore al Laboratorio di antropologia politica di Parigi hanno analizzato la grande contraddizione della società liberale contemporanea: un sistema che, nato per garantire libertà e pluralismo, oggi fatica a sostenere i propri principi e finisce per riprodurre le stesse logiche di esclusione che voleva superare. Il punto di partenza del confronto al Palazzo del Bene è stato l’assassinio di Charlie Kirk, fondatore di Turning point USA e figura simbolo del movimento Maga, che ha scatenato una reazione durissima da parte dell’amministrazione Trump, culminata nella sospensione del Jimmy Kimmel Live! per alcune battute ritenute “offensive” dai repubblicani. Un episodio che, secondo Piacenza e Ventura, dimostra come la destra trumpiana abbia ormai fatto propri gli stessi strumenti di censura e delegittimazione che per anni aveva attribuito alla sinistra progressista, rivelando però, al di là di questa apparente contraddizione, una crisi più profonda che investe l’intera società liberale.La cancel culture del potere"È caduta una grande foglia di fico", ha spiegato Piacenza ricostruendo anni di propaganda trumpiana. La destra statunitense ha costruito parte della propria campagna elettorale sulla demonizzazione della cancel culture, dipingendo la sinistra come un movimento autoritario deciso a "buttare giù tutto: perfino l'Iliade e l'Odissea". La realtà, tuttavia, è ben diversa. "Le stesse persone che si ergevano a difensori della libertà d'espressione hanno deciso di chiudere entrambi gli occhi di fronte a questo sacro valore", ha sottolineato il giornalista.Allo stesso tempo, il giornalista ha spiegato che le responsabilità per la crescente polarizzazione delle idee non ricadono esclusivamente sulla destra. Anche la sinistra, infatti, ha le sue responsabilità: alcuni temi legati alle minoranze e alla diversità venivano trattati con eccessiva rigidità e codificazione, in maniera molto elitaria e chiusa, rendendo difficile un dibattito aperto; critiche legittime e punti di vista divergenti spesso non ricevevano spazio né venivano integrati nel confronto pubblico, di conseguenza. Questa chiusura e rigidità ha avuto un effetto controproducente, creando terreno fertile per estremismi e strumentalizzazioni politiche da parte di Trump. “Non bisognava lasciargli praterie, non bisognava dargli assist — ha spiegato Piacenza — e probabilmente questa cosa si poteva affrontare con un approccio un po’ più laico a certi temi”.La crisi dei valori liberaliRaffaele Alberto Ventura, ricercatore e autore di La conquista della felicità (Einaudi, 2025), ha offerto una lettura più ampia del fenomeno. Dietro le polemiche online e le guerre culturali si nasconde un malessere molto più profondo che riguarda "la crisi della società liberale". "L'idea che la libertà sia compatibile con il funzionamento della società" non regge più di fronte alle condizioni contemporanee, ha spiegato. In particolare Ventura ha identificato tre fattori di questa crisi. Le condizioni tecnologiche: internet e i social media fanno circolare contenuti a grandissima velocità fino a destinatari che possono reagire in maniera violenta. Le condizioni culturali: viviamo in una società multiculturale dove coesistono vari sistemi di valori e linguaggio. Le condizioni sociali: la società moderna soddisfa i bisogni materiali ma produce nuovi bisogni immateriali, bisogni di riconoscimento che generano frustrazione e infelicità diffusa.Secondo il sociologo, le condizioni del mondo contemporaneo ci obbligano a rimettere in discussione diversi diritti e libertà che per lungo tempo abbiamo considerato intoccabili. “La libertà di espressione, così come la si intendeva negli anni Sessanta, non può rimanere identica in un’epoca dominata da tecnologie digitali” capaci di amplificare ogni parola e di condizionare il dibattito pubblico su scala globale. Allo stesso modo, “la crisi climatica ci impone un ripensamento profondo del nostro modo di vivere”: razionalizzare i consumi, limitare gli sprechi, accettare che una parte della libertà individuale debba essere sacrificata per garantire la sopravvivenza collettiva. Questa condizione permanente di incertezza e ristrettezza non solo percepita alimenta una “polarizzazione sociale destinata a durare per decenni”. Da un lato cresce la “società della delusione”, composta da chi constata come le promesse del liberalismo – benessere diffuso, progresso continuo, libertà per tutti – non possano più essere mantenute. Dall’altro si afferma una reazione populista ed estremista (sia a destra che a sinistra), che rifiuta ogni forma di limite e vede in qualsiasi restrizione un attentato alla libertà personale.