Quanto tempo ci resta? Sono quattro i film italiani al New York Film Festival che provano a dare una risposta tonda: Sotto le nuvole di Gianfranco Rosi, Duse di Pietro Marcello, La Grazia di Paolo Sorrentino, e Le città di pianura di Francesco Sossai sembrano tutti emergere da una particolare età sistematica che tocca tanto la mortalità quanto il rapporto tra passato e presente, in un clima in cui molti film del festival (26 settembre - 13 ottobre) hanno già in calendario un’uscita commerciale e gala ottobrini. In questi giorni, il Lincoln Center è un alveare di patiti dell’essai o del restauro; la sezione “Revivals” è ricca di titoli, tra cui Queen Kelly di Erich von Stroheim, 1929, tra fasti e decadenza di un immaginario mondo mitteleuropeo.
Rosi, Marcello, Sorrentino e Sossai, selezionati al NYFF, condividono una preoccupazione con quello che lo storico Charles Maier chiama “surplus di memoria” o, più apertamente, “architetture di memoria” - le ossature sociali e tecnologiche attraverso cui la memoria culturale è preservata e trasmessa. Inseguono la stessa costellazione di “oggetti primari” di George Kubler, ciascuno con un carico di risoluzioni al problema del dare sostanza al tempo. Sotto le nuvole di Gianfranco Rosi è forse il pensiero più letterale della comprensione storica; il lavoro si posiziona come un’opera di scavo, seguendo i tombaroli attraverso i tunnel sotterranei di Napoli, e figurativamente rinvenendo strati di sedimento storico nella vita napoletana contemporanea. La scelta di Rosi di girare in bianco e nero trasforma la Napoli odierna in quello che lui definice un autentico “sito archeologico”. Nel cuore della natura a mosaico di Napoli, Rosi cala la sua lanterna umana. Ci mostra un insegnante che gestisce un centro doposcuola, operatori di emergenza che rispondono a chiamate sulla violenza domestica e disastri naturali, investigatori che seguono tracce di ladri di antichità, e marinai che scaricano grano ucraino mentre la loro patria viene bombardata. Ogni filo narrativo occupa un diverso registro temporale - il tempo ciclico della routine educativa, il tempo di crisi della risposta di emergenza, il tempo profondo della conservazione archeologica, il tempo compresso della crisi geopolitica. Un “presente plurale” che trova il suo doppio nel titolo tratto dall’osservazione di Cocteau: “Il Vesuvio fabbrica tutte le nuvole del mondo”. Una Napoli sospesa nel tempo e coperta dalla cenere di una catastrofe perpetua.






