Ogni pioggia ormai porta danni. Specie qui, sulla fragile sponda orientale del lago di Como. Quella, bellissima, amata nel passato anche da tanti personaggi illustri, che va da Blevio fino a Bellagio. Poche strade, strette, eppure invase da un turismo fuori controllo, maleducato, che snerva i pochi abitanti di questi pacifici piccoli paesi. Ma laddove servirebbero interventi per proteggere una natura in difficoltà, dai boschi non più curati ai torrenti divenuti dei fiumi impetuosi, si pensa a costruire ancora. Cemento direttamente sulle sponde come quella di Torno dove due manager italiani, forti di potenti e al solito misteriosi fondi americani, progettano la realizzazione di un mega resort in pendenza. Con tanto di un parcheggio interrato. Ruspe, camion. Pezzi di un antico paesaggio che cambieranno per sempre. I recenti temporali hanno flagellato la stessa Torno, e Blevio, Faggeto Lario. Ma tanto poco interessa, ripetono gli ambientalisti. Inascoltati. Governo e Regione hanno idee così: ripristinare sul monte San Primo, dove non nevica mai, i vecchi impianti da sci. Con annesse strutture di risalita alle piste.