Genova - La paura dei fori, degli aghi, dei suoni, degli spazi aperti e pure del buio: queste sono alcune fra le fobie più cercate dagli italiani su Internet nel corso degli ultimi mesi, secondo una nuova ricerca di Unobravo, che da tempo offre un servizio di psicologia online. La tripofobia, cioè appunto la paura di piccoli fori o protuberanze ripetute in sequenza, è la fobia più cercata in Italia nel 2025 su Google, con quasi un milione di ricerche l’anno nonostante che non sia riconosciuta come disturbo clinico. Del resto, dallo studio emerge proprio che solo la metà delle 10 fobie più comuni nel nostro Paese è considerata una vera e propria condizione clinica: ce ne sono altre, come la nomofobia (la paura di rimanere senza telefono) o la misofonia (l’ipersensibilità ad alcuni suoni), che riflettono ansie moderne, probabilmente amplificate dallo stile di vita digitale e dai social media.
Meno paura dei ragni, più paura dei fantasmi Com’è noto, le fobie sono paure intense e persistenti che possono compromettere la vita quotidiana: se alcune vengono riconosciute come veri e propri disturbi clinici, altre assumono la forma di fenomeni culturali, diffondendosi anche attraverso trend e discussioni sui social. Dietro alla tripofobia, nella graduatoria stilata da Unobravo c’è la tripanofobia (la paura degli aghi), che registra quasi mezzo milione di ricerche: un chiaro riflesso delle ansie legate a procedure mediche, vaccini e visite ospedaliere. Nel complesso, la top ten evidenzia un netto contrasto tra paure moderne e classiche: fobie comunemente note come l’aracnofobia (ragni), l’acrofobia (altezze) e la claustrofobia (spazi chiusi) restano diffuse, ma non dominano più la classifica, mentre ansie più moderne come la nomofobia, la misofonia (ipersensibilità ai suoni) e la misocinesia (fastidio provocato dai piccoli movimenti altrui) stanno scalando le posizioni. Ancora: la fasmofobia (la paura dei fantasmi, come si capisce) genera più ricerche rispetto a fobie legate a minacce fisiche reali, come l’ofidiofobia (serpenti), in diverse aree del Paese, dimostrando come le paure soprannaturali possano catturare l’attenzione più dei pericoli tangibili. Allo stesso tempo, spiccano le fobie legate alla salute: la tripanofobia è la seconda paura più diffusa in Italia, a conferma di come le preoccupazioni legate agli ambienti sanitari restino un importante fattore scatenante di ansia a livello nazionale. E chissà se i recenti anni di pandemia, vaccinazioni, tamponi e uso delle mascherine non ne abbiano in qualche modo ampliato la diffusione. Chi ha paura del buio? La Liguria Dalla ricerca viene anche fuori che le paure degli italiani cambiano da regione a regione: in Campania, le ricerche per la fasmofobia hanno raggiunto quota 19.800 nell’ultimo anno, rendendola una delle paure più distintive della regione. Invece, in Liguria e in Emilia Romagna domina la paura del buio: la nictofobia ha generato 2040 ricerche su Google in Liguria e 6480 in Emilia Romagna, valori ben al di sopra della media nazionale. Una fra le scoperte più sorprendenti riguarda il Trentino Alto Adige: pur essendo una regione alpina senza sbocco sul mare, e forse proprio per questo, ha registrato nell’ultimo anno ben 1440 ricerche per la talassofobia, che è la paura del mare. Un risultato inaspettato che secondo gli esperti “suggerisce come alcune paure nascano meno dall’esperienza diretta e più dal timore dell’ignoto” e anche da narrazioni culturali o dall’esposizione online. Nelle aree più urbanizzate d’Italia, come Lazio e Lombardia, lo scenario è ancora diverso: qui prevalgono ansie legate allo stile di vita moderno come la misofonia, che ha raccolto 50.760 ricerche nel Lazio e 92.040 in Lombardia, mentre l’agorafobia ha raggiunto rispettivamente 38.760 e 87.240 ricerche. Dati che riflettono le pressioni della vita cittadina, dove sovrastimolazione, rumore costante e ambienti pubblici caotici incidono in modo significativo sulle ansie quotidiane.






