Ora si ricomincia davvero. A sedici mesi dalla scadenza del vecchio accordo, dopo una prima trattativa naufragata a novembre dello scorso anno e 40 ore di sciopero, riparte il negoziato per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici. Lo spiraglio riapertosi in estate, coltivato nei tavoli tematici di settembre sugli argomenti di discussione meno ostici, arriva al momento della verità. Federmeccanica e Assistal da una parte, Fiom, Fim e Uilm dall’altra vanno alla ricerca di un’intesa che al momento resta difficile. In giornata le associazioni datoriali e i sindacati si ritrovano nella sede di Confindustria per capire se c’è uno spazio di trattativa così da trovare un punto di caduta.

Il nodo è sempre lo stesso: la richiesta sindacale di un aumento salariale di 280 euro lordi calcolati sul livello C3, nel triennio, così da dare ai lavoratori un incremento reale in un contesto inflattivo pesante. La proposta di Federmeccanica e Assistal prevede invece un aumento medio di 173 euro lordi spalmato su quattro anni e punta su sostenibilità, competitività e welfare aziendale. Il secondo scoglio è la richiesta di una riduzione progressiva dell’orario di lavoro a 35 ore settimanali, a parità di salario. Più semplice arrivare a un’intesa sugli altri punti della piattaforma sindacale: stop alla precarietà, più sicurezza e meno appalti.