La "chitarra rock" di Teramo è stato interprete di una vita e di una musica fuori dagli schemi tra cantautorato e rock

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Il 6 ottobre Ivan Graziani avrebbe compiuto 80 anni. Considerato l'artista più atipico della sua generazione, Graziani fu il cantautore non allineato di "Pigro" e "Lugano addio", un ribelle che preferiva raccontare il sociale piuttosto che la politica. Nonostante la morte prematura, la sua musica e la sua arte sono ancora vivi grazie al figlio, Filippo Graziani, che ha seguito le orme del padre e lo ricorda così: "Passava da testi che avevano a che fare con la realtà dura, con la realtà cinica, con i lati più pesanti e violenti della vita, a quelli più aulici di amori delicati. Due aspetti della stessa medaglia, che papà trasferiva nei personaggi sparpagliati dentro la sua discografia".Con gli occhiali rossi "per schermarsi da quello che aveva davanti", le tante chitarre rovinate sul ponte perché "le trattava male" e la penna profonda, Ivan Graziani ha scritto un pezzo della storia della musica italiana: da "Desperation" - il suo primo album in inglese del 1973 - a "I lupi" e "Pigro" passando per brani come "Monna Lisa", Agnese" e "Firenze (Canzone Triste)".La passione per il disegnoIvan Graziani non era solo musica, ma anche arte. Il disegno è stato una parte fondamentale della sua vita. Una duplice vena artistica che lo rese in grado di comunicare con linguaggi differenti ma che seguivano lo stesso filo rosso. Non a caso realizzò molte delle copertine dei suoi album e disegnò fumetti e illustrazioni nate dalle sue canzoni. "Aveva uno stile da illustratore, disegnava mostri che da bambino mi facevano paura. Amava rappresentare l’assurdo. In vacanza si portava sempre uno sketchbook su cui faceva ritratti Il tratto era deciso, marcato e spigoloso, quasi nervoso. Era sicuro quando disegnava, gli bastavano pochi segni. Come nella chitarra: assoli decisi con poche note che davano la sensazione di un mondo in modo preciso", ha raccontato Filippo Graziani al Corriere.