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Claudio Bozza, inviato a Firenze
L'ex premier archivia Italia viva e punta su «Casa riformista». Applausi per il «sindaco-prof» di Napoli, la scommessa Salis e la «saudade» della riformista Madia
FIRENZE - «Dobbiamo arrivare al 10%. Perché senza “Casa riformista” il Quirinale diventa “Casa sovranista”, con Giorgia Meloni al Colle tra due anni». Dopo tre giorni di confronto, con tanto di tre ministri «nemici» ospiti (e applauditi), è questo il messaggio chiave lanciato da Matteo Renzi chiudendo la Leopolda, davanti ad almeno 1.500 persone, di cui 700 studenti della scuola di politica arrivati da tutta Italia e da più città d’Europa.
Un altolà (si racconta) condiviso persino da Enrico Letta, cioè uno dei suoi storici antagonisti. Perché al netto dei solchi politici esistenti nel Campo largo, la «paura di una Meloni plenipotenziaria» è il collante più efficace per tenere insieme Pd, M5S, Avs e quel pezzo di elettori centristi-riformisti oggi in cerca di un partito che li rappresenti alle Politiche del 2027.









