"Il diritto è importante fino ad un certo punto".

La risposta del ministro del Esteri, Antonio Tajani, ad una domanda sulla violazione compiuta da Israele attraverso l'azione militare con cui ha fermato la Flotilla in acque internazionali, arrestando le persone che si trovavano a bordo delle imbarcazioni, fa capire quanto la cornice delle regole di convivenza pacifica che i Paesi hanno costruito dal dopoguerra in poi stia progressivamente franando.

Le regole valgono per alcuni, non per tutti. E chi usa la forza per sopraffare, per imporsi, prevale senza che gli altri insorgano affinché il diritto venga affermato, ristabilito. Peggio ancora: gli organismi internazionali che si pronunciano su quanto sta accadendo finiscono sotto attacco, con pesanti campagne di delegittimazione.

Quanto sta accadendo in questi mesi non può che suscitare grande preoccupazione per un futuro di pace sempre più precario e incerto.

In questo clima, sorprende pure che da un Governo che si proclama da sempre attento alla sovranità e alla difesa degli italiani, non si sia alzata neppure una flebile voce di protesta diplomatica nei confronti di un Paese che, violando il diritto internazionale, ha trattenuto cittadini italiani per ore, per giorni, dopo averli intercettati in acque internazionali, ovvero di tutti, in applicazione di un blocco navale che, anche se fosse legittimo, dovrebbe in ogni caso garantire i rifornimenti umanitari. Ma il diritto, a quanto pare, è importante fino ad un certo punto. E comunque vale soltanto per alcuni.