Alla fine Performance Food, il terzo distributore alimentare americano per dimensioni, ha ceduto: Scott Ferguson, fondatore del fondo attivista Sachem Head Capital Management, entrerà a far parte del consiglio di amministrazione, oltre che del comitato di audit e finanza che supervisiona fusioni e acquisizioni e decisioni strategiche. Il fondo, che oggi controlla il 2,1% del capitale, aveva esortato la società a intraprendere trattative di fusione con Us Foods e ad aumentare la redditività. Lo scorso luglio Us Foods, primo distributore alimentare in Usa per dimensioni, aveva approcciato Performance Food per una potenziale fusione (dando una immediata scossa al titolo) senza però riuscire ad avviare una discussione. Da qui le pressioni sul cda da parte di Sachem Head, fino a oggi condotte sottoforma di una minaccia di una battaglia per deleghe, sfociata nell’accordo di questi giorni e forse, in prospettiva, in una concentrazione tra due colossi del segmento.

Il trend

Ma la vicenda di Performance Food è solo l’ultima in ordine di tempo e intensifica un trend in atto da almeno due anni sul mercato americano. Secondo uno studio di Diligent marketing intelligence, nonostante un calo dell’11% nel volume di posti in consiglio conquistati dagli attivisti a livello globale e un calo del 23% nelle richieste di rappresentanza nei board negli Usa, gli azionisti attivisti si sono assicurati un record di 112 posti in cda con sede negli Stati Uniti nella prima metà del 2025, rispetto ai 101 dello stesso periodo dell’anno scorso.