di Antonella Lattanzi

L'ultra sensibilità del piccolo Danny è la stessa dello chef Hallorann: custode di scaffali di cibo che dovrebbe rassicurare gli ospiti ma diventa simbolo dell’impenetrabilità del luogo. E del buio dell’anima protagonista della storia

Molti ricordano il film di Stanley Kubrick (1980) con Jack Nicholson al bancone del Colorado Lounge; non tutti hanno letto il romanzo da cui nasce: The Shining (1977), terzo libro di Stephen King. La premessa è semplice. Jack Torrance, scrittore in difficoltà e alcolista in recupero, accetta un lavoro stagionale: passare l’inverno come custode dell’Overlook, un imponente albergo isolato tra le montagne del Colorado. Con lui ci saranno la moglie Wendy e il figlio Danny, che possiede un dono che i genitori non comprendono: la luccicanza, una sensibilità che gli permette di percepire ciò che è nascosto e ciò che sta per accadere. L’hotel chiude al pubblico fino a primavera; la neve taglia le strade; l’Overlook, con la sua storia mondana e violenta, comincia a muovere ricordi e presenze.

Siamo nel territorio del genio, dove la realtà si rivela in tutta la sua irrealtà – viviamo in un mondo horror – e il cibo e l’alcol fanno da colonna portante alla ricerca, tutta umana, spesso vana, di prenderci cura di chi amiamo; ricerca che è il cuore di questo romanzo. Viviamo in un mondo horror perché la realtà non esiste: se l’Overlook, per i suoi ospiti, può essere un posto bellissimo – per i suoi ospiti che non ci muoiono dentro –, per la famiglia Torrance diverrà il luogo del buio. E questo buio – il buio dell’anima, della follia, del rimorso – è rappresentato da qualcosa di candido: una colossale massa di neve bianca che come un pesantissimo, invalicabile, albume d’uovo montato ricopre l’eterno inverno della nostra famiglia. Prima che i corridoi inizino a sussurrare, Shining è una cucina. È il respiro dei frigoriferi, la polvere delle farine, una griglia che scivola su una guida. All’inizio della permanenza della famiglia nell’albergo, lo chef Dick Hallorann — che possiede la stessa luccicanza di Danny — accompagna madre e figlio tra celle e ripiani: scatole numerate, latte in polvere, conserve, carne per mesi. È un inventario ipnotico. L’abbondanza sembra pace: la dispensa come diga contro l’inverno, la prova che con le scorte giuste si può resistere a tutto.