Dal nostro corrispondente

NEW DELHI - A conferma di come il cambiamento climatico sia sempre di più un problema anche dei Paesi industrializzati, la protezione civile giapponese ha comunicato il 2 ottobre che tra maggio e settembre il numero dei ricoveri causati da colpi di calore ha superato per la prima volta quota 100mila, in aumento del 3% rispetto allo scorso anno.

Il dato è alto, ma non sorprendente. Pochi giorni fa, la Japan Meteorological Agency (Jma) ha annunciato che i mesi tra giugno e agosto sono stati i più caldi mai registrati da quando, nel 1898, sono iniziate le rilevazioni. Le temperature sono state mediamente più alte di ben 2,36 gradi rispetto alla media di quelle registrate nei 30 anni dal 1991 al 2020. Significativamente i due record precedenti risalivano al 2024 e al 2023.

La terza consecutiva “estate più calda di sempre” ha colpito soprattutto le regioni orientali, occidentali e settentrionali del Giappone, facendo registrare temperature mai raggiunte prima in 132 delle 153 stazioni meteorologiche della Jma. Il dato record dell’estate 2025 peraltro non fotografa appieno la situazione vissuta dagli abitanti dei grandi centri, perché le 15 centraline su cui si basa il calcolo della media nazionale sono appositamente collocate lontano dagli hot spot urbani, dove picchi di calore non integralmente attribuibili alle condizioni meteo potrebbero viziare le rilevazioni. I mesi di giugno e luglio sono stati i più caldi di sempre (+2,34 e +2,89 gradi rispetto alla norma). Ad agosto lo scostamento medio è stato più basso (1,84 gradi), in compenso il giorno 5, a Isesaki, nella prefettura di Gunma, i termometri hanno registrato la temperatura più alta di sempre: 41,8°.