PADOVA - Un uomo di 52 anni si è trovato a processo per non avere versato gli assegni di mantenimento alla ex giovane moglie di 24 anni e a sua figlia. Le indagini, condotte dal pubblico ministero Luisa Rossi, lo hanno portato a difendersi davanti al giudice del Tribunale monocratico. Ma, affiancato dall'avvocato Niccolò Zampaolo, è riuscito a strappare l'assoluzione.

Motivo, è risultato invalido al cento per cento e con deambulazione sensibilmente ridotta. Insomma, non è in grado di poter lavorare e quindi di versare mensilmente 500 euro per la figlia e 200 euro all'ex moglie. Oltre al 50 per cento delle spese straordinarie sostenute dalla ragazza. Le cifre, così suddivise, sono il frutto di una causa civile mossa dall'ex moglie, difesa dalla legale Nicoletta Capone, e persa dal 52enne.

Il tutto era iniziato nel 2020, ma già a partire dal 2016 le condizioni di salute dell'uomo hanno iniziato a diventare critiche. In quell'anno è stato vittima di un infarto miocardico e il 17 febbraio è stato sottoposto ad una invasiva operazione di angioplastica coronaria. Due anni più tardi, è l'ottobre del 2018, per il 52enne si spalancano ancora le porte dell'ospedale. In questa occasione è stato ricoverato per miopatia e polineuropatia uremica, una grave patologia renale. Ma il calvario dell'uomo è appena all'inizio. A giugno del 2019 si trova nuovamente in un letto di ospedale per edema polmonare acuto in corso di crisi ipertensiva. Poco dopo gli è stata diagnostica una insufficienza renale cronica (I.R.C.) e, pertanto, è stato candidato a trapianto di rene da donatore deceduto, effettuato il 30 gennaio del 2020.