“Il rap è morto, è tutto un gran teatro”. Poche ore fa, mentre le piazze d’Italia si riempievano come non si vedeva da tempo in supporto della causa palestinese e della missione umanitaria della Global Sumud Flotilla, in un post su Instagram Ghali ha accusato i colleghi rapper di non prendere posizione sul conflitto mediorientale. “Quella del ‘io non ho mai fatto politica sui miei profili social quindi perché dovrei farlo ora’, oppure ‘è una storia molto delicata e complicata che va avanti da millenni’ sono tutte stron*ate e scuse. Chi se ne frega se i vostri fan vogliono solo la musica, se sono famiglia come li chiamate. Dovete parlare anche di cose importanti. Il genocidio in Palestina ricadrà anche sulla vostra arte, sulla vostra penna, sulla vostra salute mentale e sulla vita delle future generazioni, quindi anche su quella dei vostri figli”, ha esordito.

Nel suo attacco, il rapper italo-tunisino ha delineato il profilo degli artisti provenienti dal mondo hip-hop che non si sono esposti in merito. Le motivazioni della scelta, per lui, possono essere tre: “Uno: non vi interessa, non è nel vostro algoritmo, non sapete ‘come sono andate le cose’, avete un’idea confusa su chi siano i cattivi e i buoni ormai da decenni e pensate che sia una questione che appartiene solo a una specifica etnia, lontana dalla vostra. Due: sostenete il genocidio e sì, sostenerlo vuol dire anche semplicemente non schierarsi. Qui c’entriamo tutti. Ma, come ogni volta, sarà troppo tardi quando lo capiremo. Tre: avete paura di perdere soldi, posizione e lavoro”. E proprio sul tema del rapporto con gli sponsor, ha proseguito: “Non avete parlato, e i brand non vi cercano. Non avete soldi, non avete stile, vi sc*pate le tipe tra amici, cosa ci avete guadagnato con il vostro silenzio?”.