Con una piccola variazione, il proverbio inglese: you are what you eat (tu sei quello che mangi), diventa: You are who you meet (tu sei quelli/e che incontri). In italiano l’assonanza non rende e quindi mi rassegno ad usare l’inglese. Tra le persone che ho incontrato, alcune fugacemente, altre con qualche profondità, non posso non pensare a Jane Goodall, una zoologa molto speciale, che ha studiato gli animali più simili a noi.
Con gli scimpanzé condividiamo gran parte del patrimonio genetico (il 98%) e discendiamo da un antenato comune relativamente recente: se discendessimo da loro, sarebbero i padri (e le madri) e noi i figli, mentre la discendenza comune ci dice che siamo fratelli: deriviamo dagli stessi “”genitori”. Capire gli scimpanzé, quindi, ci aiuta a capire noi stessi, riportandoci alle origini: Goodall più di ogni altro ci ha fatto conoscere gli scimpanzè.
Jane ci ha lasciato a 91 anni, ma non possiamo essere tristi per lei. Ha fatto la vita che ha desiderato fin da bambina, e l’ha vissuta in attività fino alla fine, sopraggiunta durante un ciclo di conferenze. Jane aveva la biofilia, la naturale propensione verso gli esseri viventi che hanno tutti i giovani umani. A scuola cercano, di solito riuscendoci, di estirparla, anche se ne restano tracce nell’amore che molti umani nutrono per gattini e cagnolini. Jane non si fermò a gattini e cagnolini: andò a Gombe, in Tanzania, e si innamorò degli scimpanzé.











