Se Nerone sognò di realizzare un canale navigabile lungo 230 km tra quello che era il porto di Pozzuoli e l’antica Roma (progetto faraonico avviato dall’imperatore nel 64 d.C. e mai completato), lui si sarebbe accontentato anche di un po’... meno: un collegamento (sempre) sull’acqua per connettere l’odierno scalo di Napoli all’Interporto di Nola. Più precisamente «un’idrovia navigabile» di circa 20 km, con una sezione larga 90 metri e una profondità di 20, che avrebbe dovuto consentire alle navi porta-container di raggiungere una piattaforma logistica opportunamente attrezzata nel territorio della «città bruniana». Ma nonostante l’affidamento dello studio di pre-fattibilità all’Università Federico II non se ne fece nulla; si tratta, però, di una delle poche idee — forse l’unica — non trasformata in fatti da Gianni Punzo: napoletano, classe 1937, scomparso oggi (era nato il 3 maggio di 88 anni fa), cavaliere del lavoro dal 1991. Che non è stato soltanto un imprenditore di (grande) successo; è stato soprattutto un visionario. Grazie a una dote senza la quale, da queste parti, emergere è praticamente impossibile: il coraggio di osare.