Una ha denunciato molestie sessuali, l’altra ha avuto problemi al cuore a causa dello sforzo e della mancanza di liquidi: «Sono quasi morta a furia di pedalare per fare le consegne» raccontava ieri la rider subito dopo la prima udienza della causa contro Glovo.

Le due rider, assistite dall’avvocata Giulia Druetta, hanno citato in giudizio Foodinho (la società dietro il colosso delle consegne a domicilio). Chiedono il riconoscimento di un contratto di lavoro subordinato con paga oraria e denunciano discriminazioni sistematiche e molestie sessuali: «Per anni abbiamo fatto parte del gruppo “veteran” a cui la società, in segreto, dava le ore di lavoro senza passare dal sistema di punteggio, in cambio di disponibilità e favori — spiegano le fattorine — Quando siamo passate al sistema di punteggio, per noi, uniche due donne del gruppo, l’attività si è ridotta drasticamente e il nostro punteggio è crollato». Perché la valutazione, secondo loro, si basa su criteri discriminatori: «In un settore a prevalenza maschile e che richiede importanti sforzi fisici, i rider vengono valutati e messi in competizione tra loro».

A questo si aggiungono le molestie subite dal supervisore che assegnava i turni: «Mi mandava messaggi espliciti e avances, liquidate come battute goliardiche anche ieri durante il processo — si sfoga la rider — Secondo il legale dell’azienda, la discriminazione e le molestie non sono mai esistite. E l’algoritmo, secondo loro, è equo. Per questo ci hanno offerto poche migliaia di euro come Tfr, senza considerare tutto il resto. Ma non demordiamo: andremo avanti perché il tema ci sta a cuore e la nostra è una causa pilota, a tutela dei rider ma anche di tutti i lavoratori». — F.G