“E ’mo menace pe’ du’ ova!”, urlano. Non sono due le uova che hanno appena lanciato, saranno una ventina, vanno a infrangersi sui blindati della polizia schierati davanti al ministero dei Trasporti. Poco dopo scoppia un petardo e ci sono alcuni pugni battuti sul portone dell’ambasciata tedesca. Le tensioni a Roma finiscono qui. Il ministero guidato da Matteo Salvini è la tappa più sensibile della manifestazione di Roma, il punto più a rischio nel passaggio dei trecentomila che sfilano per ore per sostenere l’azione dei componenti della Flotilla finiti in carcere dopo aver tentato di aprire un corridoio umanitario verso Gaza. Hanno deciso di bloccare l’autostrada partendo da Termini, un percorso di uffici e case private, poco adatti a essere presi di mira da chi è sceso in piazza.
Il palazzo dove ha sede il ministero guidato da Matteo Salvini, invece, sembra perfetto. Ed è lì che avvengono gli unici momenti di tensione. La testa del corteo dove ci sono i manifestanti dei Cobas, passa gridando: «Esci fuori!». Gli spezzoni successivi vanno oltre. «Assassino», «Amico dei terroristi». E poi insulti. Quando davanti al ministero passa un gruppo di studentesse e studenti universitari ha inizio il lancio delle uova accompagnato da un nuovo coro di richieste di dimissioni e di insulti. Mentre il tuorlo cola sulla lamiera dei blindati e gli studenti si divertono a provocare, i poliziotti in assetto antisommossa, con casco e manganelli in mano, restano fermi. Lo sanno anche loro che per «du ova» non è il caso di menare nessuno. Non sono questi gli ordini che hanno ricevuto.













