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"We don't care". "Non ce ne importa". Di che cosa? Degli ebrei, naturalmente. I pro-Pal che ieri sera davanti a Downing Street, la sede del premier britannico a Londra, si sono scontrati con la polizia, hanno ripetuto all'infinito lo slogan. E oggi se ne sono "fregati" del ministro degli Interni Shabana Mahmood, 45enne di origini pakistane, che dopo l'attacco terroristico alla sinagoga di Manchester ha chiesto di rinviare il sit-in programmato per domani, sempre a Londra, per protestare contro il divieto di manifestare imposto a Palestine Action. Defend Our Juries, l'organizzatore della manifestazione, ha respinto l'appello. "È disonorevole; è un comportamento non-britannico", sottolineato Mahmood, che di fede è musulmana. La polizia ha spiegato che "rinviare la protesta di sabato consentirebbe di concentrarsi sulla sicurezza delle comunità ebraiche e islamiche in seguito al mortale attacco dello Yom Kippur".
La manifestazione, che si prevede attirerà una folla enorme, è ad alto rischio vista la tensione che sta montando in Inghilterra tra ebrei e musulmani. La sinagoga di Heaton Park si trova nel cuore del quartiere giudaico di Manchester. Ebrei, sfuggiti alle persecuzioni in tutta Europa, vivono qui dal Settecento. Accanto è sorta negli ultimi anni una grande comunità islamica. Gli attriti sono frequenti. Più di duecento gli "incidenti" registrati nella Greater Manchester tra le comunità negli ultimi sei mesi. La marcia di domani a Londra rischia di gettare altra benzina sul fuoco. Da Tel Aviv il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar ha lanciato accuse: "Il Regno Unito non sta riuscendo a frenare l'incitamento alla violenza antisemita". "Sia io che il primo ministro Keir Starmer riconosciamo che l'antisemitismo nel nostro Paese è in aumento", ha risposto Shabana Mahmood. "È inaccettabile e lo condanniamo fermamente. Abbiamo leggi severe contro l'incitamento all'odio razziale". Ma i pro-Pal Made in England sono rimasti impassibili.










