Altro giro, altro omaggio alla storia musicale italiana: Rondò veneziano è il nuovo singolo di Nicola Siciliano, disponibile da oggi su tutte le piattaforme digitali. Dopo “TREVI (FREESTYLE)”, ispirato dall’incontro con Mario Trevi e diventato in poco tempo uno dei brani più virali della scorsa estate, Nicola segue la scia delle reference musicali d’altri tempi e parte dall’esempio del celebre ensemble dei Rondò Veneziano per trasmettere la visione universale della sua musica: unire linguaggi e culture apparentemente lontani. Un’idea di musica che fonde la modernità del suono, sul quale Nicola porta avanti una ricerca maniacale, con riferimenti classici pescati dal bagaglio storico di cui la nostra cultura è ricca.

«Rondò Veneziano nasce da un’ispirazione che seguo da quando ho iniziato a fare musica: mescolare vari mondi e creare una nuova identità, capace soprattutto di incuriosire. Ci lavoro come un’alchimista che ricerca, unisce, divide, sposta, finché quello che viene fuori mi emoziona. Sono affascinato da tutto ciò che ha lasciato tracce potenti nel mondo della musica, un patrimonio immenso che, riletto con un linguaggio contemporaneo urban, rap e trap, può far scoprire alla mia generazione cose meravigliose fatte in passato – racconta Nicola Siciliano –. In questo caso ho preso l’immaginario di Rondò Veneziano e l’ho lavorato con le mie tecniche musicali elettroniche, creando una miscela innovativa di generi, suoni e stili. Il mio non è solo un lavoro di ricerca e contaminazione musicale ma anche un’attenzione all’iconografia: l’orchestra con abiti d’epoca e parrucche che vola nel cielo su un grande violino, in una straordinaria unione di barocco e astrologia, ha ispirato la copertina del mio nuovo singolo. Volo su un violino nel cielo di Napoli. Una prospettiva dall’alto che, secondo la mia visione, mi permette di far arrivare, nello stesso momento, a tutte le persone che mi ascoltano, il messaggio contenuto nel testo, sul quale anche ho fatto un lavoro con lo sguardo rivolto al passato: rispetto, onestà e dignità che arrivano da una sana educazione familiare, una educazione d’altri tempi, appunto, in contrasto con l’urlato mondo contemporaneo dell’apparire e l’abitudine a fare sfoggio di cose materiali».