Famiglie italiane sempre più strette tra l’incudine dei redditi limitati e il martello di una pressione fiscale in salita. Nel secondo trimestre del 2025, il rapporto tra entrate fiscali e contributive e Pil nominale ha raggiunto il 42,3%, un aumento di 1,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2024, mentre i consumi restano fermi (+0,5%) nonostante un aumento del reddito disponibile dello 0,8%. Il potere d’acquisto cresce appena dello 0,3%, a fronte di prezzi in rialzo dello 0,5%. In questo contesto la propensione al risparmio sale al 9,5%, confermando la prudenza crescente delle famiglie, che preferiscono mettere da parte piuttosto che spendere. Sono i dati diffusi dall’Istat, che oltre a confermare il dato sul calo del pil (-0,1% nel trimestre) ha aggiornato le rilevazioni sul commercio al dettaglio trovando che in agosto, ancora una volta, le vendite dei beni alimentari sono salite in valore (+1,6%) e diminuite in volume (-2,2%). Per le associazioni consumatori “siamo di fronte a una vera e propria emergenza alimentare che costringe le famiglie a tagliare sui beni essenziali”.

Come detto il reddito disponibile delle famiglie è cresciuto dello 0,8% rispetto al trimestre precedente: “La crescita rallenta, pur confermando la dinamica positiva quasi ininterrotta dal primo trimestre 2023” e contemporaneamente “si assiste all’aumento, lento ma pressoché ininterrotto, della propensione al risparmio”, commenta l’Istat. Il potere d’acquisto è cresciuto dello 0,3%, a fronte di un aumento dei prezzi dello 0,5%, misurato dal deflatore implicito dei consumi finali. Lo scarto tra crescita del reddito e dei consumi trova riscontro anche nella propensione al risparmio delle famiglie, che si attesta al 9,5%, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. L’Istat sottolinea come questa tendenza al risparmio sia “lenta ma pressoché ininterrotta”, segnalando una prudenza crescente da parte dei cittadini nell’affrontare le spese quotidiane e nel programmare investimenti a lungo termine.