di
Stefano Righi
In sei mesi profitti netti in aumento di 1,7 miliardi per i 5 principali istituti. Poca spinta dai tassi, crescita anche a due cifre per le «fee» alla clientela. In tre anni e mezzo più che triplicato il valore di Borsa. All’inizio del 2022 tutte assieme valevano 82 miliardi. Oggi Unicredit e Intesa, da sole, valgono attorno ai cento miliardi di euro
Ci sono 1.705 milioni di utili netti in più, nei primi sei mesi dell’anno in corso, per le prime cinque banche italiane, rispetto al medesimo periodo del 2024. Ovvero, quasi 57 milioni in più, mediamente, al mese; 1,894 milioni al giorno. Cifre iperboliche, che appunto per la loro dimensione e il loro impatto sul sistema economico del Paese meritano di essere analizzate.Solo il Monte dei Paschi di Siena ha realizzato al 30 giugno un risultato inferiore all’anno precedente, 892 milioni contro 1.154, le altre quattro hanno corso di più. Molto di più.
Continua dunque il momento magico delle grandi banche italiane, mentre si ravviva il dibattito su come vadano interpretati questi risultati. Sono l’indice di una economia capace di aderire alla realtà, come appare in evidenza dopo la sbornia di credito facile che ha portato alle montagne di Npl, o gli utili delle banche sono risorse sottratte al sistema, che potrebbe trarre vantaggio se quegli utili rimanessero in qualche modo vicino ai clienti, soprattutto aziende, che hanno contribuito a crearli? Vale, a questo proposito, la pena di ricordare che le banche prestano denaro non proprio e che in Italia sono tra i maggiori datori di lavoro e uno dei settori che maggiormente contribuiscono alle finanze pubbliche con ingenti importi pagati in tasse.







