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Ultimo aggiornamento: 9:09

La scansione degli eventi lascia pochi dubbi. Lunedì 22 settembre Donald Trump firma un ordine esecutivo in cui dichiara Antifa “organizzazione terroristica interna”. Dopo tre giorni, il presidente pubblica una direttiva sulla sicurezza nazionale che, nelle parole di uno dei suoi consiglieri più ascoltati, Stephen Miller, punta a creare “un coordinato sforzo governativo per smantellare l’ala sinistra del terrorismo”. Quando gli chiedono chi sono quelli che finanziano “l’ala sinistra del terrorismo”, Trump fa due nomi: George Soros e Reid Hoffman (co-fondatore ed ex chairman di Linkedin). Ancora due giorni e Trump annuncia su “Truth Social” di aver autorizzato il “segretario alla Guerra Pete Hegseth” – carica che in realtà non esiste, quella legale e riconosciuta è “segretario alla Difesa” – di “mettere a disposizione tutte le truppe necessarie per proteggere Portland, devastata dalla guerra, e tutte le strutture dell’ICE sotto assedio a causa degli attacchi di Antifa e altri terroristi interni”. La città dell’Oregon, che non pare “devastata” da alcuna guerra, si unisce quindi agli altri grandi centri urbani – Washington D.C., Los Angeles, Chicago, Memphis – i cui cittadini si sono dovuti abituare a qualcosa di completamente inconsueto per la società americana: l’esercito chiamato a presidiare le strade delle città.