Le parole pronunciate l’altroieri da Papa Leone XIV hanno toccato una ferita aperta nella coscienza della Chiesa cattolica americana e non solo: «Chi dice di essere contro l’aborto ma a favore della pena di morte non è veramente pro-life». E ancora: «Chi dice che è contro l’aborto ma d’accordo con il trattamento disumano degli immigrati, non so se sia pro-life». Sono affermazioni nette, che ci costringono a uscire da un riduzionismo ideologico che ha impoverito l’etica cattolica, piegandola agli schemi della politica.

La vicenda che ha coinvolto l’arcidiocesi di Chicago – con il premio al senatore democratico Dick Durbin, difensore degli immigrati ma sostenitore della legislazione sull’aborto – e le critiche della destra cattolica, è solo l’ultima tappa di uno scontro che non riguarda soltanto gli Stati Uniti. Anche in Europa e in Italia il dibattito tende a schiacciarsi su un aut aut: da una parte la sinistra che rivendica la libertà di scelta sull’interruzione di gravidanza; dall’altra la destra che difende la vita nascente ma non esita a sostenere la pena di morte, i respingimenti dei migranti e politiche securitarie.

Eppure, l’insegnamento della Chiesa non ammette queste semplificazioni. San Giovanni Paolo II, nell’Evangelium Vitae, ricorda che «la vita è sempre un bene». Benedetto XVI ha ribadito che non ci può essere una difesa selettiva. Papa Francesco ha introdotto nel Catechismo una svolta epocale, dichiarando «inammissibile» la pena capitale in ogni circostanza.