Lo ha detto e lo ripete il deputato Emanuele Pozzolo: «Quando il colpo è partito l’arma non era nelle mie mani». C’era molta attesa per la testimonianza del parlamentare vercellese, ultimo atto del processo suo carico per la vicenda dello sparo di Capodanno a Rosazza. Lui si è limitato a spontanee dichiarazioni. Poche frasi in cui ha manifestato «il mio dispiacere per l’accaduto alla persona offesa», pur ribadendo la sua tesi ormai nota: «Quando il colpo è partito l’arma non era nelle mie mani».

La deposizione di Pozzolo: "Non ho sparato io"

Le pallottole? “Non immaginavo fossero da guerra” Ha quindi spiegato le motivazioni per cui ha ottenuto il porto d’armi per difesa personale: «In considerazione della mia attività di parlamentare a favore della causa delle donne e dei dissidenti iraniani». Si è dichiarato certo di poter portare legalmente il revolver, detenuto «per collezione» e, in merito alle pallottole, ha dichiarato: «Non ho mai nemmeno immaginato potessero essere considerate da guerra avendole acquistate in armeria».

L’unico sottoposto allo Stub In merito alla serata ha detto che «il mio rapporto confidenziale con il sottosegretario Delmastro mi ha portato prima a fargli visita alle 20 e su suo esplicito invito a tornare a mezzanotte per il brindisi», che si trattava di una «festa privata e familiare» e che si era pensato anche «di farla nella mia baita». Fatte le critiche all’operato della procura, Pozzolo ha spiegato di essere stato «l’unico» sottoposto allo Stub e all’esame delle tracce biologiche, ma che sul cane e il grilletto del piccolo revolver «sono state trovate tracce genetiche di Dna prevalente che non mi appartiene. Ho fatto un’ulteriore istanza più volte in procura per chiedere venissero analizzate, senza mai essere ascoltato». La prossima udienza è fissata per il 31 ottobre, esporranno le loro conclusioni accusa e difesa.