La vita trova sempre un modo per prosperare, anche nei luoghi più inospitali. Come può essere, ad esempio, un deposito di armi sottomarine abbandonate nel Mar Baltico al termine della Seconda Guerra Mondiale, ritenuto estremamente pericoloso per via delle sostanze tossiche emesse dagli armamenti e per la presenza di ordigni inesplosi. E che invece ospita un ecosistema fiorente, con maggiore biodiversità rispetto ai vicini fondali marini, stando a uno studio del Senckenberg Research Institute pubblicato su Communications Earth & Environment.
Armi e relitti negli oceani
Prima della Convenzione di Londra del 1972, accordo internazionale nato con lo scopo di prevenire l'inquinamento marino, le armi e munizioni venivano spesso smaltite in mare. La Seconda guerra mondiale, così come altri conflitti passati, hanno quindi lasciato un profondo segno negli oceani, con le armi, gli esplosivi e i relitti delle navi che rientrano tra le principali cause di contaminazione, in quanto rilasciano sostanze tossiche nocive e mettono a rischio gli ecosistemi acquatici. Per rendersi conto, le sole acque tedesche contengono circa 1,6 milioni di tonnellate di armi abbandonate, principalmente risalenti alle due guerre mondiali, mentre i relitti abbandonati possono contenere residui nucleari, chimici ed esplosivi, come il Tnt (trinitrotoluene).






