La nomina di un nuovo primo ministro, dopo l’ennesima crisi di governo in Francia, ha portato con sé un elemento inaspettato nel dibattito politico. La tassa Zucman, dal nome dell’economista Gabriel Zucman, docente presso la Scuola di Economia di Parigi, che l’ha proposta. Per capire di cosa si tratta, però, è utile un piccolo passo indietro.In Francia un periodo di straordinaria instabilità politicaLa Francia sta attraversando un periodo di straordinaria instabilità politica. Dal 9 gennaio 2024 si sono susseguiti ben quattro governi: quelli di Gabriel Attal (del gruppo Renaissance, il partito del presidente Emmanuel Macron), Michel Barnier (conservatore), François Bayrou (centrista) e quello attuale, dal 9 settembre di quest’anno, guidato da Sébastien Lecornu (ancora una volta di Renaissance). Il denominatore comune dei quattro esecutivi in questione è che nessuno di loro ha goduto dell’appoggio delle variegate forze progressiste presenti all’Assemblea nazionale. Nonostante avessero ottenuto la maggioranza relativa alle elezioni legislative del 2024.La goccia che ha fatto traboccare il vaso, e l’elemento che ha segnato la fine del governo Bayrou, è stato quello dei tagli draconiani al bilancio. Il primo ministro centrista aveva presentato un piano da ben 40 miliardi di euro, arrivando perfino a proporre la soppressione di due festività per tirare il più possibile la cinghia. Ne è derivata un’alzata di scudi generalizzata, sfociata nelle grandi manifestazioni che hanno attraversato il Paese a inizio settembre. “Se servono soldi, allora li si chiedano prima ai più ricchi”, hanno chiesto la France insoumise di Jean-Luc Mélenchon, il Partito socialista, il Partito comunista e i Verdi.Un minimo sforzo per pochissimi, con risvolti positivi per tutta la popolazioneCosì, nel tentativo (comunque complicato) di sperare di restare in sella a lungo, Lecornu si è visto suo malgrado obbligato a riflettere su un prelievo ad hoc sugli ultra-ricchi che risiedono in Francia. La tassa Zucman, insomma, è entrata nel vivo del dibattito politico. Si tratta in realtà di un prelievo decisamente contenuto, pari a appena il 2%, che come base imponibile prevede unicamente i patrimoni che superano i 100 milioni di euro.In termini concreti, a essere tassati sarebbero soltanto 1.800 contribuenti. Persone che però sono talmente ricche da far sì che, secondo i calcoli dello stesso Zucman, il gettito fiscale per lo stato francese potrebbe raggiungere i 20 miliardi di euro all’anno. Quanto basta, dunque, per dimezzare lo sforzo richiesto alla popolazione francese per ridurre deficit e debito pubblico.Prenderebbe la forma di un’addizionale: si andrebbe cioè a sommare al totale delle imposta già versate, qualora queste siano inferiori al 2%. Già, perché le pratiche di “ottimizzazione fiscale” presentano talmente tanti rivoli e scappatoie legali da permettere a chi guadagna cifre enormi di pagare tasse infinitamente inferiori a chi percepisce uno stipendio normale.Nel concreto, per esempio, chi ha un patrimonio da un miliardo dovrebbe pagare il 2%, ovvero 20 milioni di euro. Se già ne paga 15, dovrà versare solo la differenza, ovvero 5 milioni. L’obiettivo, insomma, non è solo di fare cassa, ma anche di colpire, almeno in parte, chi riesce ad abbattere in modo inaccettabile quanto versato allo stato. Anche per questo, anziché calcolare la tassa solo su redditi dichiarati, lo si farebbe anche su quelli associati al capitale posseduto. Il che allargherebbe fortemente la base imponibile.Per le imprese della French Tech la tassa sarebbe “un avvelenamento mortale”Nonostante le basi scientifiche della proposta, la Commissione finanze del Senato che ha di recente esaminato il testo ha avanzato una serie di critiche. In primo luogo ha definito “confiscatorio” il 2%, giudicando evidentemente la tassa troppo elevata. In secondo luogo, è stata sbandierata un’argomentazione “classica” in questi casi (ma spesso smentita dai fatti), secondo cui le tasse farebbero scappare all’estero i contribuenti più ricchi. Infine, sarebbe complicato calcolare con esattezza il patrimonio dei più abbienti dato che l’Insee, l’Istat transalpino, non fornisce dati sugli asset finanziari, spesso ingentissimi.Tutte le argomentazioni sono state immediatamente riprese dall’uomo più ricco di Francia, Bernard Arnault, proprietario del colosso del lusso LVMH, che, parlando al Sunday Times, si è scagliato contro la tassa Zucman, affermando che affosserebbe l’economia nazionale. Allo stesso modo, il progetto ha suscitato la rivolta delle start-up e la netta contrarietà delle imprese tecnologiche già affermate. Secondo i dirigenti della French Tech si tratterebbe di “un avvelenamento mortale” e di “una macchina in grado di uccidere i sogni”. D’altra parte, neppure il presidente Emmanuel Macron è favorevole, così come i conservatori e l’estrema destra. Non a caso, fu proprio l’attuale capo di stato a sopprimere l’Isf, l’Imposta di solidarietà sulla fortuna, una tassa sui redditi più alti rimasta in vigore fino al 2018.Con l’Eliseo contrario, il governo Lecornu lavora a un compromessoAltri imprenditori di alto livello, però, come Armand Thiberge, Jean-Baptiste Rudelle, Marc Batty, Pascal Demurger, si sono schierati a favore, parlando di cambiamento “indispensabile” e “applicabile”, per ragioni di giustizia fiscale.L’Eliseo però spinge per escludere l’ipotesi Zucman. Il governo Lecornu lavora piuttosto a un contributo diverso da parte degli ultra-ricchi, che al contempo possa colpire l’ottimizzazione fiscale effettuata attraverso le holding familiari e i dividendi. Col rischio però che una versione annacquata scontenti le opposizioni, pronte a far cadere l’esecutivo alla prima occasione con l’approvazione di una mozione di censura, proprio come accaduto con Bayrou.In quali Paesi esiste già una tassa sugli ultra-ricchi (o ci si sta riflettendo)Ma la Francia non è la sola nazione in Europa ad essersi posta il problema della tassazione dei super-ricchi. In Norvegia, ad esempio, la questione è stata centrale durante la campagna elettorale per le legislative che si sono svolte l’8 settembre. Una tassa dell’1% sugli asset superiori all’equivalente di 150mila euro (1,1% oltre gli 1,7 milioni) esiste già nella nazione scandinava e i laburisti, che hanno vinto le elezioni, hanno chiesto di mantenerla.Nel Regno Unito, allo stesso modo, si discute su un’imposizione ad hoc sui grandi patrimoni per la quale sarebbero favorevoli Ong, economisti e anche alcuni ex dirigenti laburisti. Si parla di un prelievo del 2% oltre le 10 milioni di sterline (11,5 milioni di euro). In Svizzera, inoltre, il 30 novembre si voterà per una proposta arrivata dai Giovani socialisti, che chiedono un’imposta del 50% sulle eredità superiori ai 50 milioni di franchi (53,5 milioni di euro) i cui proventi sarebbero vincolati a progetti legati alla transizione ecologica.
Come ha fatto la tassa Zucman sugli ultra-ricchi a diventare un’opzione concreta in Francia
La misura prevede un’imposta del 2% sui patrimoni superiori ai 100 milioni di euro, che colpirebbe circa 1.800 contribuenti e potrebbe garantire 20 miliardi di euro annui allo stato, riducendo deficit e debito






