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“L’attentatore della sinagoga ha attaccato gli ebrei perché sono ebrei”. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha condannato l’attacco di oggi a Manchester parlando a Downing Street dopo un incontro del Cobra, il comitato che si occupa delle questioni di sicurezza nel Regno Unito. Poi ha annunciato che la comunità ebraica vedrà una “presenza delle forze di polizia più visibile” e ha promesso: “Farò tutto ciò che è in mio potere per garantirvi la sicurezza che meritate. So quanta paura avete dentro di voi. Questo è un Paese che si oppone all’odio e che non fornisce solo rifugio, ma una casa”. Starmer, rientrato anticipatamente in Gran Bretagna dal vertice Comunità politica europea in corso a Copenaghen, ha poi espresso solidarietà alle famiglie delle vittime. Due i morti e quattro i feriti. Morto anche l’attentatore, un uomo di cui Scotland Yard non ha voluto divulgare l’identità per “ragioni di sicurezza” e perché le indagini sono in corso e sono già stati effettuati due arresti. Ma potrebbero esserci altri complici non ancora individuati. La polizia ha sparato al sospettato, un uomo robusto con la testa rasata, la barba lunga e vestito di nero. “Sembrava indossare un giubbotto esplosivo”, ha dichiarato il capo della polizia della Greater Manchester Stephen Watson. L’intervento delle forze dell’ordine alle 9.34, dopo che una persona era stata accoltellata e un’auto era stata lanciata contro la folla radunata davanti alla sinagoga di Heaton Park, a Crumpsall, per lo Yom Kippur, il giorno dell’espiazione, una delle ricorrenze più sacre per la religione ebraica.