TREVISO - È una vicenda emblematica di questi tempi cupi, con i venti di guerra che spirano dal Medio Oriente e avvelenano anche l’aria del Nordest. L’assordante boato delle bombe e l’inquietante ronzio dei droni, le terribili immagini delle vittime e le angoscianti scene delle devastazioni, i bollettini martellanti e la propaganda incalzante: è tutto un blob dell’orrore che si spalma nella nostra quotidianità, alimentando sofferenza e indignazione, mescolando polemiche e pregiudizi, fomentando accuse di complicità e contro-accuse di razzismo. Succede così che a Treviso un viaggiatore di fede ebraica, in arrivo da Venezia e con indosso la kippah, si senta chiedere da un tassista se è «sionista», perché in quel caso «non è gradito a bordo», al punto da decidere di segnalare il fatto alla cooperativa e ricevere una risposta che ribadisce il concetto, per cui ora è in partenza una denuncia. Un fatto triste, da qualunque punto di vista lo si guardi, tanto più perché di difficile comprensione, in un contesto in cui l’inaspettata realtà è assai più sfumata di certe dicotomie ideologiche. Ad esempio il passeggero Eitan non è israeliano: «Sono iraniano, nato in un Paese che è in guerra contro Israele». E il conducente Davide non esclude di essere ebreo: «Potrei esserlo, perché il mio nome lo è, ma preferisco mantenere la riservatezza sulla mia religione».