Su Rai Play, nella sezione «Da non perdere» c’è un capitolo fondamentale di «Cose nostre», il programma condotto da Emilia Brandi: la storia del fallito attentato allo Stadio Olimpico.

È veramente da non perdere, se vogliamo capire qualcosa delle stragi degli anni Novanta, le cui vicende vanno studiate non solo per la brutale violenza che le ha contraddistinte (in continuità con una violentissima guerra di mafia preceduta e seguita da una sfilza di «delitti eccellenti»), ma per la loro difformità rispetto alle «nomali» logiche mafiose, ancora tutte da decifrare.

È il 23 gennaio 1994, sono da poco passate le 16.30 quando dallo Stadio Olimpico cominciano a uscire gli oltre 40mila tifosi della Roma che hanno appena assistito alla partita contro l’Udinese.

In studio, ospite di Brandi, c’è Antonio Padellaro, tifoso romanista, allora presente alla partita con i suoi figli. Famiglie, bambini e anziani passano nelle vicinanze di una Lancia Thema imbottita da quattrocento chili di tritolo, che esplodendo avrebbe fatto un’autentica strage.

Qualcosa va miracolosamente storto e la Lancia non esplode.