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Da qualche anno a questa parte la pubblicazione della Relazione annuale dell’Acos, Agenzia per il monitoraggio dei pubblici servizi di Roma Capitale, dà il via in Campidoglio a una pioggia di commenti che trasudano soddisfazione. Un entusiasmo che però mai come stavolta è difficile spiegarsi: da una parte, la valutazione più che negativa su raccolta dei rifiuti e pulizia stradale (voto medio rispettivamente 5,1 e 4,9, in linea con gli ultimi anni), dall’altra un giudizio non proprio edificante di cui a Palazzo Senatorio sembrano non essersi accorti. Per il 69% degli intervistati, negli ultimi due anni «la qualità dei servizi pubblici in generale è prevalentemente reputata stazionaria». Per sette romani su dieci quindi non è cambiato proprio nulla, infatti il giudizio complessivo medio è pari a 6,71, giusto un decimale in più del 2024 (6,6) e praticamente uguale a quello del 2023 (6,69).

E ancora: «In controtendenza rispetto al passato - si legge nel report di Acos - nell’edizione 2025, gli utenti abituali dei servizi pubblici locali di Roma Capitale esprimono valutazioni meno positive rispetto a quelle degli utenti occasionali». Non siamo più ai livelli dell’«annus horribilis» 2019, con tutti i Municipi largamente insoddisfatti dalla qualità dei servizi, ma l’impressione è che ci si accontenti di galleggiare sulla sufficienza senza avere ancora davvero inciso sulla vivibilità della Capitale. Questo nonostante la pioggia di fondi europei e del Giubileo gestiti dall’Amministrazione Gualtieri.