È passata una settimana dalla sera in cui droni di grandi dimensioni hanno sorvolato l’aeroporto di Copenaghen, costringendolo a chiudere per circa quattro ore. E ancora oggi resta ignota la paternità di quei velivoli senza pilota, avvistati poche ore dopo anche sull’aeroporto di Oslo e nei giorni successivi nei pressi di altri due scali danesi. Le agenzie di sicurezza del Paese scandinavo stanno indagando sulle attività a bordo di un paio di navi da trasporto russe che si trovavano nell’area quella sera, ma non sono ancora giunte a nessuna conclusione anche se il sospetto, evidenziato dalla stessa premier danese Mette Frederiksen, è che dietro i sorvoli ci sia la manina di Mosca. Nel Paese la paura resta alta e l’allarme si è alzato ulteriormente anche in Europa perché mai velivoli potenzialmente riconducibili alla Russia erano stati osservati così lontano dal fronte orientale della Nato.

Per questo, in occasione di due summit europei che si terranno oggi e domani proprio a Copenaghen (oggi quello dei leader Ue e domani quello allargato ai 40 Paesi della Comunità politica europea) il Regno Unito, la Germania e la Svezia formalizzeranno l’adozione di misure di collaborazione con il governo di Copenaghen, atte sia a identificare i responsabili dei misteriosi sorvoli, sia ad aumentare la sicurezza dei cieli del Paese scandinavo. La Germania ha dichiarato che invierà 40 soldati per aiutare a rilevare, identificare e contrastare i droni, mentre la Francia dispiegherà un elicottero militare e altri 35 soldati. La Finlandia dispiegherà un sistema anti-drone come farà anche la Svezia, che invierà radar e polizia aggiuntiva per rafforzare la sicurezza sul territorio. Truppe arriveranno dalla Polonia per incrementare la sicurezza in occasione dei due vertici, ha promesso il premier Donald Tusk, mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha già mandato in Danimarca una squadra di specialisti dei velivoli senza pilota.