Da quando aveva 6 anni aveva sempre vissuto in Italia: era il 2011 e lei aveva raggiunto assieme alla madre il padre, che viveva a Rimini dal 2008, dove lavorava come cuoco. Vengono tutti dal Bangladesh, ma quindici anni dopo l’arrivo in Italia i legami che tenevano insieme questa famiglia all’apparenza normale di cittadini bengalesi non esiste quasi più nulla: i due coniugi, i genitori di lei, una ragazza di vent’anni ancora studentessa alle scuole superiori, sono stati arrestati e messi ai domiciliari. Lei, la giovane, vive in una località segreta, e in una struttura protetta. Sarebbe stata vittima di un reato gravissimo, quello di induzione al matrimonio aggravato dai maltrattamenti, che sarebbe stato commesso in Bangladesh. Risponde all’articolo 158 bis del codice penale: «Chiunque con violenza o minaccia, costringe una persona a contrarre matrimonio o unione civile è punito con la reclusione da uno a cinque anni». Gli arresti dei genitori della ragazza, eseguiti su disposizione del Gip del tribunale di Rimini dai carabinieri coordinati dal pm Davide Ercolani la mattina del primo ottobre, sono l’esito di una delle prime misure cautelari emesse in Italia per quel reato.