Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 7:35
Senza tregua. Non sono serviti gli arresti, i processi, le sentenze. Non è bastato il controverso tentativo di bonifica del mondo ultras da parte della Procura di Milano. E nemmeno la morte di Antonio Toto Bellocco, scannato dal reo confesso poi pentito ex capo della Curva Nord interista Andrea Beretta. Tutto inutile insomma, perché la morte di uno dei figli prediletti della potente cosca di Rosarno piuttosto che spegnere gli appetiti della ‘ndrangheta sullo stadio, li ha rinvigoriti. E così oggi, a un anno dall’annunciatissimo blitz Doppia Curva, la cosca Bellocco è tornata a farsi sotto perché quei guadagni milionari testimoniati dagli atti giudiziari fanno gola eccome. Certo la cassa è molto meno ricca, e nonostante questo il Direttivo della curva è da settimane che sta subendo pressioni da parte della cosca, dei capi e degli intermediari. Perché se è vero che Antonio Bellocco una volta presosi la Nord interista non voleva spartire con la famiglia, è altrettanto evidente che ora il clan, viste le possibilità di guadagno, non molla l’osso.
In libertà oggi ci sono affiliati di peso e giovani boss del clan appena scarcerati. Aurora Spanò, madre boss di un figlio ammazzato, ha quasi finito di scontare la sua pena al 41-bis. Ai colloqui con i figli spiegava: “Io era il capo del carcere, io sono Bellocco”. Le avvisaglie di una nuova tempesta sono ben note agli inquirenti che stanno già ragionando sull’ipotesi di un reato associativo. Tanto che sul tema è stato sentito di recente un addetto alla sicurezza dell’Inter. La domanda degli inquirenti già conferma questo nuovo ritorno della ‘ndrangheta: “È a conoscenza di nuove infiltrazioni della famiglia Bellocco in Curva Nord?”. Ancora più chiara la risposta: “Le notizie che abbiamo potuto acquisire non sembrano andare per il verso giusto”.






