Roma A un certo punto Manu Koné rallenta e calibra il tono della voce: «La verità è che siamo tutti figli della nostra storia. Se oggi sono questo, è per la tibia che mi fratturai a 15 anni. I medici mi dissero che c’era il rischio di non tornare al meglio. Ma eccomi qui: quella ferita mi ha reso più forte». Forte al punto da spingere — lui come altri, ma forse lui più di altri — la Roma in testa alla classifica.