«Meglio parlare di persona. Ci vediamo alle sei». Entrare nella casa di Vittorio Sgarbi, nel cuore della Roma barocca, e trovarla vuota, silenziosa, priva dei visitatori e delle grida abituali, stringe il cuore. Lui arriva in salotto puntualissimo, anzi in anticipo, altra stranezza. Un po’ curvo. Smagrito. Non si siede sul divano, si lascia cadere. Capelli lunghi bianchi, barba di qualche giorno. Il lampo negli occhi, però, è sempre quello. Il sorriso breve e improvviso, pure.
Vittorio Sgarbi: «Sono caduto in depressione per la mia uscita dal governo. Ho rischiato di morire: Sabrina mi ha salvato, la sposo»
Intervista al critico: «Ho subito un’ingiustizia assoluta, non avevo più voglia di mangiare e di vivere. Mi ero chiuso a riccio, sto cercando di riaprirmi agli altri. Mia figlia Evelina? Incomprensibile, non ho nulla da dirle. L'altra figlia, Alba, è stata nobile. Mio figlio Carlo si è astenuto»








