BastaQuanto mi auguro che la guerra termini, una buona volta?Mentre il barista di un nuovo piccolo bar su un carretto, un uomo della mia età, ci prepara il caffè, racconta che il sogno di aprire quel posto era di suo figlio Eitan. Eitan è caduto in guerra. È per lui che l’ha realizzato. Ci mostra alcune foto del figlio e poi una registrazione. Noi guardiamo e ascoltiamo. Non potremmo fare altrimenti. Io guardo anche il padre. Lo sguardo di chi ha perso un figlio cambia. Gli occhi sono abissi di dolore. Il viso è disfatto. Nel centro della fronte appare un solco profondissimo. Il chiosco mobile è solo il primo passo, ci spiega. Più avanti qui terremo workshop su quello che stava a cuore a Eitan: leadership e serenità stoica. Così cercava di vivere, mio figlio. In serenità stoica. Annuisco comprensivo, ingoio il nodo che mi strozza la gola e penso a mia figlia soldatessa, che finisce l’addestramento tra due settimane esatte. Dopodiché potrà essere assegnata ovunque l’esercito ritenga opportuno. Anche in posti molto pericolosi.
Quanto gli israeliani si augurano che la guerra termini, una buona volta?Ogni incontro con il pubblico, da due anni a questa parte, è un incontro terapeutico. Tutti sono al limite. Disperatamente bisognosi di consolazione. Durante il nostro spettacolo guardo le facce nel pubblico. Chi guarda fisso davanti a sé, chi piange, chi sembra disperato, chi esausto. Da nessun volto trapela gioia. Alla fine dello spettacolo il cantante, il sassofonista e io ci inchiniamo. La gente applaude. Poi una donna in seconda fila alza la mano, vuole dire qualcosa. Il cantante le passa la parola e lei legge sul cellulare, in preda all’emozione: gli ostaggi saranno liberati nel giro di settantadue ore! Tutti gridano, esultano, abbracciano chi gli siede accanto come dopo un gol allo stadio. Anche noi sul palco festeggiamo. Se gli ostaggi stanno per essere rilasciati significa che la guerra è finita. Il sassofonista comincia a suonare Hava Nagila, Rallegriamoci, e il pubblico si unisce cantando, qualcuno si mette persino a ballare. Solo dopo che siamo scesi dal palco sbirciamo i nostri telefoni e scopriamo che la donna che ha letto sul cellulare aveva visto solo metà della notizia: Il piano di Trump prevede che gli ostaggi siano rilasciati nel giro di settantadue ore. Hamas però non l’ha ancora accettato. Alcuni membri del governo israeliano sono contrari. Al diavolo.







