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Alcuni giorni fa il famoso compositore Nicola Piovani ha scritto su Repubblica un articolo d’opinione contro la musica di sottofondo in negozi, bar e in particolare nei ristoranti. Piovani scrive di mal sopportarla al punto da aver cominciato a prenotare nei ristoranti solo dopo essersi assicurato, chiedendolo, che non abbiano la musica. «Sarebbe troppo sperare che i locali senza tappeti musicali – ce ne sono – fossero segnalati, raggruppati nell’informazione? Se sul sito fossero contraddistinti come locali “SMS” – Senza Musica di Sottofondo?».
Piovani, che aveva già scritto della questione anni fa, ha una posizione piuttosto estrema sull’argomento, anche perché sostiene che valga a prescindere dalla qualità della musica. In questi giorni il dibattito è stato portato avanti dai giornali, con interviste a vari chef che si sono invece detti contrari all’idea di togliere la musica dai loro ristoranti. È un dibattito che riguarda anche molte persone comuni: quelle che trovano la musica di sottofondo fastidiosa e quelle che invece si straniscono nei ristoranti che non ce l’hanno.
In alcuni ristoranti, specialmente quelli molto eleganti, la selezione musicale fa parte della preparazione della sala: così come si apparecchia la tavola o si decora il tavolo, viene scelta con particolare cura anche la musica di sottofondo, spesso solo strumentale. Per esempio Livia Iaccarino del ristorante stellato Don Alfonso 1890 ha detto di aver «fatto fare uno studio ad hoc da un musicologo e un musicoterapista». Altri chef hanno raccontato di avere playlist pensate per i vari momenti del giorno, della settimana e per i diversi menù.






