Sulle Alpi svizzere, a pochi chilometri dalla piccola frazione di Ronco, dove la montagna è incisa da una fenditura, si scorge una porta d’acciaio incassata nella roccia. Superato l’ingresso, si entra in una lunga galleria che collega il Ticino con il tunnel ferroviario di base del Furka. I cavi corrono come vene lungo le pareti, mentre l’aria densa sa di umidità e ferro. Fondendosi con l’eco dei passi, il ronzio delle ventole accompagna chi scende nel ventre della terra per raggiungere, a un chilometro e mezzo di profondità, il laboratorio Bedretto, un’infrastruttura di ricerca unica al mondo. Avviata nel 2018 e inaugurata nel 2019, è coordinata dai ricercatori del Politecnico di Zurigo, tra cui ingegneri, geologi, geofisici, con l’obiettivo di comprendere i meccanismi alla base dei terromoti e migliorarne la prevedibilità.

L’architettura del sistema

Allo scopo, nel centro di ricerca è stato costruito, grazie al progetto Fault Activation and Earthquake Rupture (Fear), finanziato dal Consiglio europeo con 14 milioni di euro, un corridoio laterale lungo 120 metri, che si sviluppa parallelamente a una faglia, al cui interno i tecnici hanno realizzato numerose perforazioni. In alcune di queste, che servono al monitoraggio, sono stati installati sensori ad altissima sensibilità per misurare pressione, sollecitazioni e piccolissime scosse. In altre è, invece, prevista l’immissione di centinaia di metri cubi d’acqua altamente pressurizzati, così da far scivolare le rocce in modo controllato. Nel complesso, un sistema utile per capire come un sisma si genera e si propaga.